Chi era Charlie Kirk, il volto presentabile e spietato del trumpismo
L’attivista e influencer conservatore era l’avanguardia del trumpismo, e ora il suo omicidio potrebbe diventare il pretesto per un'ulteriore svolta autoritaria.

Ciao, sono Selvaggia: quello che stai per leggere non è un mio articolo, ma un long form (un pezzo molto lungo) scritto da Leonardo Bianchi, giornalista esperto in estrema destra globale, populismi e teorie del complotto. Ha anche una newsletter, qui su Substack, che si chiama ‘Complotti’. Stavolta il suo pezzo è senza paywall e disponibile per tutti, ma la maggior parte dei contenuti di questa newsletter è riservata agli abbonati. Se non sei ancora un* di loro, perchè non ti abboni ora?
Prima di essere ucciso da un singolo colpo di fucile il 10 settembre del 2025, l’attivista e influencer conservatore Charlie Kirk stava parlando proprio di morti per armi da fuoco e sparatorie di massa.
Il 31enne si trovava nel campus della Utah Valley University di Orem, nello stato dello Utah, per la tappa autunnale del tour di dibattiti “The American Comeback” (“La rivincita americana”). Il formato – ormai collaudato da diversi anni – prevedeva uno scontro dialettico tra il pubblico e Kirk, che sfidava i presenti a dimostrare l’infondatezza delle sue tesi.
L’obiettivo non è però mai stato quello di promuovere un confronto tra individui di diverso orientamento politico; piuttosto, era quello di fare proselitismo all’interno degli spazi universitari e umiliare chi ha posizioni progressiste.
Nel gergo della destra statunitense questa pratica prende il nome di “own the libs”, ossia umiliare le persone di sinistra facendo emergere l’assurdità delle loro idee. Kirk aveva costruito un impero social-mediatico sulla viralizzazione di questi momenti che mescolavano propaganda e intrattenimento, riuscendo ad accumulare milioni di follower su diverse piattaforme.
Al tempo stesso, Kirk era molto – ma molto – di più di un creator conservatore di successo.
Era il fondatore di una delle principali organizzazioni giovanili della destra statunitense; il pontiere tra i giovani repubblicani e il variegato mondo dell’evangelismo neo-carismatico (quello della megachiese e dei televangelisti, per intenderci); il conduttore di un podcast che amplificava idee estremiste, razziste e misogine rendendole appetibili al grande pubblico; e uno dei più accaniti e incendiari polemisti contro la cosiddetta “cultura woke” e il “politicamente corretto”.
Insomma: era una figura che incarnava il presente del trumpismo, e che con ogni probabilità ne avrebbe rappresentato il futuro post-Trump.
La sua scomparsa è una perdita enorme per il movimento MAGA (acronimo dello slogan trumpiano Make America Great Again) e per lo stesso presidente, che hanno promesso vendette e ritorsioni contro la “sinistra radicale” – anche se ancora non si conoscono l’identità dell’assassino né il movente.
È semplicemente impossibile rimpiazzare Kirk, che era il prodotto finale di una serie di contingenze storiche, culturali e politiche piuttosto irripetibili.
Nato nel 1993 in sobborgo di Chicago da una famiglia conservatrice, Kirk inizia a interessarsi alla politica già al liceo: una delle sue maggiori influenze è il conduttore radiofonico ultraconservatore Rush Limbaugh, che per decenni è stata una delle voci più estreme e controverse del panorama giornalistico statunitense. Da lui prenderà il gusto per la provocazione e il ricorso calcolato a frasi choc.
Nel 2012, mentre è all’ultimo anno di liceo, Kirk pubblica un articolo sul sito di estrema destra Breitbart News in cui critica l’adozione di certi testi scolastici che – a suo dire – costituirebbero una forma di “indottrinamento liberal”.
Il pezzo gli vale un invito su Fox News, che a sua volta attira l’attenzione di Bill Montgomery, imprenditore e attivista del Tea Party – una corrente populista e radicale formatasi nel 2009 all’interno del Partito Repubblicano.
Montgomery intravede un grande potenziale nel ragazzo e lo invita a lasciar perdere il college per dedicarsi all’attivismo politico a tempo pieno. Kirk gli dà retta e – grazie al suo sostegno finanziario – fonda l’associazione Turning Point USA (TPUSA), con cui punta a ridefinire il conservatorismo giovanile statunitense.
Il suo obiettivo esplicito è quello di creare un’alternativa di destra a movimenti come Occupy Wall Street e MoveOn, affermatisi sull’onda della Grande Recessione del 2008. Nei primi anni di attività, TPUSA si concentra soprattutto sull’economia, attestandosi su posizioni reaganiane (ossia a favore del libero mercato e contro l’interventismo statale) e neoliberiste.
Le cose cambiano sensibilmente durante la campagna presidenziale del 2016. Inizialmente Kirk sostiene Ted Cruz, un senatore del Texas che era dato tra i favoriti alle primarie repubblicane. Quando però vede che Donald Trump comincia inaspettatamente a sconfiggere i suoi rivali, decide di mettersi a sua disposizione.
Il primogenito di Trump, Donald Trump Jr., lo convoca per un colloquio e ne rimane talmente colpito da assumerlo all’istante come assistente. È un incontro fatidico: da quel momento il fondatore di TPUSA non si staccherà più dall’orbita trumpiana, diventando una sorta di membro aggiunto della famiglia.
Durante il primo mandato Kirk si afferma come il volto pulito, giovane e rassicurante della nuova destra MAGA. È lui stesso a coltivare questa immagine: lo fa per marcare una differenza con l’alt-right (abbreviazione di “destra alternativa”), un movimento suprematista e neonazista attivo principalmente online. Kirk si scontra spesso con gli esponenti più estremi dell’alt-right, che lo accusano di essere troppo moderato – sebbene, a conti fatti, dica più o meno le stesse cose.
Il posizionamento strategico di Kirk paga: viene chiamato continuamente dai programmi televisivi conservatori, partecipa alle più importanti conferenze repubblicane ed è una presenza fissa nella Casa Bianca. In un’intervista con il New York Times si vanta di essere stato invitato centinaia di volte all’interno del palazzo presidenziale, e di aver pure partecipato a incontri di alto livello.

Sfruttando queste entrature, Kirk raccoglie decine e decine di milioni di dollari e trasforma Turning Point USA in una scuola di formazione per nuove leve repubblicane e in una formidabile macchina propagandistica.
Lui stesso si schiera entusiasticamente in prima linea nelle “guerre culturali” scatenate dal presidente e dai suoi sostenitori più esagitati. Sul sito di TPUSA, ad esempio, pubblica una vera e propria lista di proscrizione di professori liberal (o presunti tali) che discriminerebbe i conservatori nei campus universitari. Il risultato è un’ondata di molestie, minacce (anche fisiche) e insulti razzisti: molti dei docenti presi di mira appartengono infatti a minoranze.
La radicalizzazione di Kirk accelera vertiginosamente durante la pandemia di Covid-19, e la sua retorica si fa sempre più cupa e cospiratoria. L’attivista sostiene che il virus è stato creato nel laboratorio di Wuhan, si oppone all’utilizzo delle mascherine e alle misure sanitarie (che paragona all’apartheid), e promuove rimedi inefficaci e dannosi come l’idrossiclorochina.
Dopo la sconfitta di Trump alle presidenziali del 2020 Kirk rilancia tutte le teorie del complotto sugli inesistenti brogli dei democratici e invita i suoi sostenitori a prendere parte alla manifestazione del 6 gennaio 2021 a Washington D. C., che poi sfocia nel violento assedio al Congresso.
Nel corso dell’emergenza sanitaria si avvicina anche all’evangelismo neo-carismatico, in particolare a quei predicatori e quei movimenti che credono nel concetto di “guerra spirituale”, propagandano il nazionalismo cristiano e vorrebbero abbattere la separazione tra lo Stato e la Chiesa, trasformando gli Stati Uniti in una teocrazia regolata dalla Bibbia e non più dalla Costituzione.
Sempre nel periodo pandemico, Kirk lancia il suo podcast The Charlie Kirk Show e inaugura il format dei dibattiti nei campus. Seguendo la lezione di Rush Limbaugh, riesce a imporsi nell’ecosistema mediatico conservatore – e non solo – sfornando a getto discorsi d’odio contro minoranze e comunità marginalizzate, teorie del complotto e dichiarazioni suprematiste.
La lista è davvero sconfinata, ma vale la pena citarne alcune. Kirk ha detto che Martin Luther King – il leader del movimento per i diritti civili ucciso nel 1968 – era una persona “orribile”, e che il Civil Rights Act del 1964 (la legge antidiscriminazione che ha posto fine alla segregazione razziale) è stato “un errore”.
Ha poi spiegato che le morti per armi da fuoco – che nel solo 2023 hanno raggiunto quota 47mila – sono il giusto prezzo da pagare per avere il Secondo Emendamento, che garantisce il diritto dei cittadini di possedere e portare armi.
Nonostante fosse pro-Israele ha promosso svariate teorie del complotto antisemite, inclusa quella sulla “sostituzione etnica”, secondo la quale i flussi migratori sarebbero gestiti dal finanziere e filantropo di religione ebraica George Soros per “rimpiazzare” le popolazioni bianche e cristiane. Ha inoltre tirato in ballo la “remigrazione”, un concetto coniato dall’estrema destra francese che prevede la deportazione di massa dei migranti e addirittura dei cittadini “non assimilati”, cioè quelli di seconda o terza generazione.
Ha espresso la contrarierà a qualsiasi forma di aborto, anche in caso di stupro. Ha inoltre sostenuto, senza alcuna prova, che la pillola contraccettiva “danneggia il cervello delle donne” e le rende “acide e arrabbiate” – e dunque più propense a votare per il Partito Democratico.
Ha regolarmente ospitato attivisti estremisti, suprematisti bianchi e razzisti, offrendo loro un enorme palcoscenico per propagandare il loro odio. Ha insultato a più riprese George Floyd – l’uomo afroamericano ucciso per strada a Minneapolis nel maggio del 2020 dal poliziotto Derek Chauvin – definendolo un “rifiuto della società”. E per finire ha espresso opinioni ferocemente omolesbobitransfobiche, incitando aggressioni violente nei confronti delle persone transgender.
Tutto ciò gli ha fatto ottenere un pubblico enorme e una potenza social-mediatica inaudita, che mette ancora una volta al servizio di Donald Trump durante la campagna presidenziale del 2024 per cercare di catturare l’elettorato giovanile.
I suoi sforzi vengono ripagati con un eccellente risultato tra i maschi under 30: il 56 per cento di loro, secondo una rilevazione post-voto dell’università Tufts, optano per Trump. Il consulente repubblicano John Brabender riconosce che “Charlie Kirk è stato uno dei principali artefici” di questo successo.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca, come ha scritto la rivista The Atlantic, rende Kirk “una delle persone non elette più influenti di tutto il paese”. Pur non ricoprendo alcun ruolo ufficiale all’interno dell’amministrazione, l’influencer incarna l’avanguardia del trumpismo sia all’interno degli Stati Uniti che all’estero.
Nei giorni immediatamente precedenti all’attentato, infatti, visita il Giappone e la Corea del Sud. Nel primo paese è ospite di Sanseitō, il partito xenofobo e populista che ha conquistato 14 seggi alle ultime elezioni parlamentari del luglio 2025. Nel secondo è il relatore d’onore di Build Up Korea 2025, una kermesse politica conservatore a cui partecipano giovani evangelici e sostenitori dell’ex presidente Yoon Suk Yeol, accusato di aver tentato un golpe nel dicembre del 2024.
L’esportazione su scala globale del modello MAGA era l’ultimo, ambizioso progetto di Kirk. L’omicidio ha però interrotto un’ascesa che sembrava inarrestabile, privando l’amministrazione Trump e il mondo conservatore statunitense di una figura chiave a livello organizzativo e mediatico.
Da questo punto di vista, non è sorprendente che Kirk sia immediatamente assurto a martire da vendicare a tutti i costi. La sua morte violenta – che al momento non ha ancora un responsabile o una motivazione – è stata infatti presa a pretesto per invocare altra violenza nei confronti della sinistra.
Elon Musk ha scritto su X che “la sinistra è il partito dell’omicidio”. L’influencer trumpiana Laura Loomer ha detto che “la sinistra dev’essere distrutta” perché è “una minaccia alla sicurezza nazionale”. Anche per il nazionalista cristiano William Wolfe “la sinistra dev’essere annientata”.

Altri pezzi grossi del movimento MAGA hanno parlato apertamente di guerra civile. Chaya Raichik, la creatrice dell’account estremista e transfobico Libs of TikTok, ha scritto su X che “QUESTA È UNA GUERRA”. Alex Jones, il fondatore del sito complottista InfoWars, ha ripetuto per ben tre volte di seguito in un video che “siamo in guerra”. E lo stesso ha fatto Steve Bannon, ex consulente strategico di Trump e ideologo MAGA, nel suo podcast War Room.
In un discorso videoregistrato nello Studio Ovale Trump ha incolpato la “sinistra radicale” che “demonizza le persone con le quali non è d’accordo”, promettendo di fermare “questa forma di terrorismo che c’è nel nostro paese” e di colpire le “organizzazioni” che la fomentano.
Il presidente non ha specificato quali siano queste “organizzazioni”, ma poco importa: l’implicazione non potrebbe essere più chiara. Come ha fatto notare il giornalista Jeff Sharlet, autore del saggio The Undertow: Scenes from a Slow Civil War ed esperto di estrema destra, le eventuali motivazioni politiche dell’attentatore sono irrilevanti: “per il mondo MAGA esiste solo chi è MAGA e chi è nemico dei MAGA”.
Con queste premesse l’assassinio di Kirk rischia di esacerbare la violenza politica che ha investito gli Stati Uniti negli ultimi anni, di indebolire una democrazia in evidente affanno e di imprimere un’ ulteriore svolta autoritaria.



Parliamo di una persona che ha detto chiaramente che se la figlia di 10 anni fosse stuprata, dovrebbe tenere il bambino. Sono altre le morti per cui piangere.
Io che mi chiedo solo come, nel 2025, con tutte le Costituzioni moderne a difesa dei diritti, questa gente (Trump e co.) sia candidabile e possa addirittura impervesare sui social, laddove una policy rigidissima vieta perfino alludere a bullismo e violenza. Questi diventano presidenti di nazioni grandi come continenti, guadagnano milioni incitando all'odio ogni minuto, e va tutto bene. Chiaramente c'è un sistema imprenditoriale (non solo social) e giudiziario che glielo consente e ne trae linfa.