"Ci ha portati in aula magna perché c’era una luce migliore per i video", "Fummo invitati a comprare i suoi libri","Io mi rifiutavo di farmi alzare i voti commentando su YouTube".
Altre ex studentesse di Schettini hanno deciso di parlare del suo metodo, raccontando alcuni aneddoti sconcertanti. A questo si aggiungono alcune perplessità sulla lettera di difesa degli studenti.
Dopo la pubblicazione del mio articolo con le testimonianze sul ‘metodo’ didattico (e non) del prof. Vincenzo Schettini ho ricevuto molte altre segnalazioni. Alcune riguardano anche il famoso messaggio in sua difesa firmato da alcuni rappresentanti ed ex rappresentanti di istituto, messaggio che Schettini ha pubblicato sulla sua pagina Instagram.
Ma partiamo da un fatto. I ragazzi che hanno raccontato come Schettini alzasse i voti in base alla disponibilità a commentare i suoi video su YouTube dicono la verità, e sapete chi lo conferma? Lo stesso Schettini in un video del 2017, scovato in rete.
Ci sono poi numerose nuove segnalazioni, alcune mi sono arrivate via messaggio, come questa:
Una delle testimonianze più esaustive è quella di Angela (nome di fantasia) che mi ha chiamato assieme a una sua amica e ex compagna di classe: entrambe sono state studentesse del professore di Fisica per due anni e, oltre a confermarmi la veridicità di quanto dichiarato dai precedenti testimoni, hanno tratteggiato un quadro d’insieme molto più completo.
Anche voi vi rassegnavate al fatto di dover ascoltare le live del professor Schettini e di dover scrivere commenti sotto i suoi video?
Angela: sì, al dover guardare i suoi video eravamo rassegnate. Per quanto riguarda il commentare, invece, lo abbiamo fatto solo all’inizio, perché era per noi una scuola nuova e quello che diceva Schettini per noi era oro colato. Poi, quando ci siamo rese conto che potevamo arrivare a buoni voti anche senza commentare, abbiamo smesso. Per le verifiche il voto massimo era 8, il 10 lo si poteva raggiungere solo con i commenti. Abbiamo preferito tenere i voti che prendevamo, senza poter superare l’8, e abbiamo smesso di commentare.
Come vivevate questa cosa?
Angela: Era frustrante, perché chi studiava meno di noi poteva arrivare al nostro stesso voto grazie ai commenti sotto i video.
Avevate delle discussioni con le persone a cui veniva alzato il voto?
Angela: no, perché alla fine era quello il sistema, loro non avevano colpe.
Quanto è durata questa regola dei video?
Angela: con noi tutto il primo e secondo anno superiore, poi credo che sia continuata, ma non è più stato nostro insegnante.
Avete mai affrontato con lui - al di fuori del famoso consiglio di classe di cui mi parlato una madre - la questione dei report?
Angela: No, ma c’è un motivo. Io ai tempi ero rappresentante di classe e sapevo che su questo non c’era un parere unanime, perchè c’erano tanti studenti che non sarebbero mai arrivati alla sufficienza senza i ‘report’. Ma comunque non mi sembrava corretto che anziché star dietro ad un ragazzo con delle lacune nella materia e aiutarlo, Schettini gli facesse commentare i video per fargli raggiungere la sufficienza.
Mai una discussione?
L’unica occasione in cui abbiamo affrontato il professor Schettini è stata dopo che ha aggredito una nostra compagna per motivi veramente futili, durante un’interrogazione tranquilla. Lei era una delle più brave della classe, però non commentava molto i video, anzi, non li commentava proprio. Questa è una mia supposizione, ma le persone che non commentavano non venivano viste bene da Schettini. Se ci fai caso, alcune persone lasciavano commenti molto lunghi ed esaustivi, insomma, commenti che piacevano all’algoritmo, mentre altri invece scrivevano soltanto “grande prof”, “bel video”, palesemente solo per disperazione.
Insomma, durante questa interrogazione la mia compagna ha fatto un errore stupido, non di preparazione ma semplicemente di forma, anziché mettere una doppia freccia ha messo un uguale, e Schettini ha iniziato ad aggredirla. Lei era una ragazza abbastanza timida, quindi è scoppiata a piangere. Le ha detto cose che non c’entravano proprio: su quanto fosse importante seguire i suoi video, “vai a vedere il video in cui spiego chiaramente come si fanno le dimostrazioni”, le diceva. E poi l’ha mandata fuori, in bagno, perché piangeva.
Quindi il problema era che non fosse stata sufficientemente presente sul web ad assistere ai suoi video?
Angela: non lo ha dichiarato esplicitamente, però si capiva questo. Lì l’abbiamo affrontato, gli abbiamo fatto notare che questo comportamento non era adeguato. La sua risposta è stata che quel giorno era particolarmente stressato e quindi dovevamo perdonarlo, ma non ci sono mai state delle scuse dirette alla ragazza.
Alla fine di questo percorso insieme a lui cosa pensate? C’è stato qualche aspetto positivo nel suo insegnamento o guardandovi indietro – come mi ha detto M. - vi ha lasciato delle lacune?
Angela: è stato nostro insegnante nei primi due anni superiori, arrivati dalla scuola media non sapevamo neanche cosa fosse la fisica. Credo che si sarebbe dovuto dedicare di più a fornirci uno schema mentale per risolvere i problemi, per imparare le dimostrazioni, per approcciarci proprio a tutto il concetto STEM, tutte cose nuove per dei ragazzini di 14 anni. Invece si è limitato a darci delle nozioni. Non dico che non fosse preparato, perchè era abbastanza chiaro nei suoi video. Il problema è che era solo quello. Quindi se quel giorno in classe registrava un video su ciò che stavamo affrontando in quel momento in base al programma, ok. Però mi ricordo benissimo che un giorno, eravamo in prima, ci ha portati in aula magna perché c’era una luce migliore per registrare un video sull’elettrostatica, un argomento che riguardava il programma del secondo anno e ci disse “ragazzi mi dispiace se oggi perdiamo la lezione, ma ho urgenza di fare questo video”. Sinceramente a noi andava pure bene, perché eravamo dei ragazzini di 15 anni, e così potevamo ottenere un’ora libera.
Non ho capito, non faceva parte del vostro programma?
Angela: no, era un argomento del programma dell’anno successivo, però Schettini aveva bisogno di fare il video in quel momento.
Quindi siete stati a sentire dell’elettrostatica, ma non vi riguardava?
Angela: esatto.
E ve lo diceva così, in maniera sfacciata?
Angela: da come lui ce ne parlava sembrava che fosse tutto normale. Poi, ai piani alti, diciamo che nessuno aveva da ridire. Mia madre mi ha fatto iscrivere a quella scuola proprio perché c’era questo ‘professore innovativo’; quindi, faceva più che bene a quell’istituto.
Tu ti sei iscritta nel 2018?
Angela: sì.
Quindi non siete stupite di quello che sta succedendo in questi giorni, immagino?
Angela: noi, nel nostro piccolo, abbiamo sempre parlato di questi fatti con chiunque. Ci siamo sempre battuti contro chiunque ci dicesse: “come siete stati fortunati ad aver avuto Schettini come insegnante”. Siamo stati tutti contenti che qualcuno abbia fatto la prima intervista, dicendo finalmente qualcosa, perché ciò che infastidisce di più è che non sia mai stato riconoscente. Non ha mai ha parlato di noi, anzi durante l’intervista da Gazzoli ha parlato di noi ma ci ha praticamente riso in faccia, invece di sfruttare l’occasione per ringraziare i suoi studenti che l’hanno supportato, perché effettivamente è stato così.
Perché dici che vi ha riso in faccia? Rispetto a quali dichiarazioni?
Angela: quando ha detto che ci obbligava a vedere le sue live perché diceva “domani interrogo”, ho sentito un tono di derisione.
Come a dire questi poveracci hanno dovuto sopportare il mio narcisismo?
Angela: sì, perché è diventato una superstar della scuola. Durante qualsiasi evento lui doveva essere al centro dell’attenzione, che fossero gli open day per i nuovi studenti, che fossero altri eventi. Per esempio, una parte della ‘giornata della scienza’ fu dedicata solo a lui e addirittura al suo canale. Ci fu anche un incontro di promozione del suo libro – libro che tra l’altro parlava di lui, non di fisica - e Schettini ha richiesto un minimo di copie vendute, altrimenti non avrebbe fatto la presentazione. Nonostante fossimo i suoi studenti. Io, essendo rappresentante di classe in quell’anno, ero nella chat di gruppo dei rappresentanti dell’istituto e in questi giorni ho ritrovato un po’ di conversazioni: nessuna classe era favorevole, perché nessuno voleva spendere per acquistare i suoi libri. C’era un discontento comune, abbiamo ancora tutte le chat.




Alla fine, visto che nessuno voleva mettere i soldi pare sia stata la preside a comprare i libri.
Con il fondo cassa della scuola?
Angela: immagino di sì.
E che ci ha fatto con questi libri?
Angela: non ne ho veramente idea, ma altrimenti Schettini non avrebbe partecipato all’evento.
Quindi la scuola ha dovuto comprare i libri del suo professore? Incredibile. La preside lo spalleggiava molto?
Angela: sì, perché la scuola ha avuto tante iscrizioni in più da quando c’è stato lui come insegnante e con lui sono state costruite le Innovative Classroom Lab, praticamente aule in cui non c’era niente di diverso dalle altre se non dei banchi con le rotelle, prima del decreto Azzolina. Non ho mai capito a cosa servissero, andavamo lì ma non prendeva nemmeno Internet, però nascevano come aule di didattica innovativa. Erano praticamente di suo monopolio. Noi facevamo parte del primo corso che sperimentava la didattica digitale, usavamo gli iPad in classe. Schettini veniva a fare delle ore extra durante le lezioni di altri docenti, per istruire i suoi colleghi a fare didattica con gli iPad, cioè spiegava come funzionassero le varie app di sorveglianza, come potevamo usarli noi ecc. Possiamo dire che ha dato un nome alla scuola e nessuno si lamentava perché dava lustro e visibilità all’istituto”.
LA STRANA STORIA DELLA LETTERA DEGLI STUDENTI IN DIFESA DI SCHETTINI
Come premettevo all’inizio c’è poi la storia della lettera che rappresentanti ed ex rappresentanti di istituto avrebbero scritto in difesa di Schettini. Lo stesso professore l’ha pubblicata sulla sua pagina Instagram.


In realtà, secondo la testimonianza di una ex studentessa, quella lettera nasce in modo un po’ anomalo.
L’idea di scrivere una lettera firmata da più rappresentanti e ex rappresentanti d’istituto nasce da Giacomo che oltre a essere ex allievo e rappresentante è anche un collaboratore di Schettini. Giacomo ha inviato un vocale a tutti chiedendo di aderire con un sì o un no alla proposta di difendere il buon nome della scuola tramite un comunicato. Lo stesso Giacomo, nell’audio che ho potuto ascoltare, specifica che il suggerimento è della preside. Insomma, Giacomo come potete leggere dalla trascrizione dell’audio che vi riporto qui integralmente, chiede di aderire con un sì o un no a un comunicato che ancora non esiste e che poi, di fatto, difenderà più il buon nome di Schettini che della scuola. Ma i ragazzi sapevano cosa stavano firmando? Hanno approvato quel testo?
Il testo dell’audio a cui si fa riferimento è questo:
”Buon pomeriggio a tutti. Per chi non mi conoscesse sono Giacomo, sono stato rappresentante di istituto due anni, dal 2019 al 2021, e vi scrivo qui per una questione molto importante e urgente. Perché purtroppo, nella giornata di oggi, è stata diffamata a livello nazionale l’immagine della nostra scuola, tramite il nome di Schettini che viene preso come riferimento in qualche modo, e si dice che nella scuola regna un ambiente di paura perchè c’è Schettini come prof, e si dice anche che la scuola ha avuto tanti iscritti solo grazie a Schettini, insomma, una serie di cose infondate. Io ho avuto modo di sentire la preside che mi ha suggerito di sentire tutti i rappresentanti d’istituto, da allora ad oggi, e di fare un comunicato congiunto, magari scrivendo tutti i nomi, non i cognomi, i nomi, quindi Giacomo, ho sentito i rappresentanti attuali cioè Leonardo, Lele, Federica e Luca, che mi hanno detto che per loro va benissimo. Se per voi va bene vi chiederei uno ad uno di scrivermi un sì così so di includere anche voi in questo comunicato di risposta, perchè è veramente triste che una scuola d’eccellenza come la nostra venga, diciamo, infangata in questo modo a livello nazionale. Quindi se potete fatemi sapere il prima possibile così capiamo come muoverci. Buona serata a tutti.”
Sempre su questo messaggio:
Insomma, mentre Schettini pubblica video simpatici su friggitrici ad aria con sua madre, le testimonianze non si fermano. Arrivati a questo punto sembra evidente che si stia cercando di tamponare la situazione in modo abbastanza maldestro da parte della scuola. Scuola che dovrebbe invece prendere una posizione netta sugli errori commessi dal professore e invece tace. Anzi, sembra voler difendere l’indifendibile, mentre studenti più coraggiosi di docenti e preside hanno deciso che fosse giusto dire la verità.







E daje che se scuola (e ministero) e pubblico social si svegliano questo ce lo togliamo dalle palle sia come creator che come insegnante pubblico pagato con le nostre tasse. Mitica Selvaggia. Suggerimento per una prossima inchiesta: i caregiver che usano la disabilità dei figli per fare i creator, sfruttando la visibilità data dai figli per pubblicizzare le varie cagate del momento. Doloroso ma necessario. Solo tu puoi farlo
La cosa che mi fa riflettere e mi permette di fare autocritica, è che con lui ci sono cascato con tutte le scarpe 😶🌫️😶🌫️😶🌫️