Vale Tutto - di Selvaggia Lucarelli

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Il 13enne che ha accoltellato la prof si è radicalizzato online: ecco cosa significa davvero il suo manifesto

Ha scelto Telegram e un linguaggio preciso. Ha trasmesso in diretta come gli stragisti di cui collezionava meme. E l’ADHD è diventata una teoria del complotto. Ecco cosa non vi hanno spiegato.

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Serenadoe___ e Valerio Renzi
mar 27, 2026
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Ciao, sono Selvaggia: quello che stai per leggere non è un mio articolo, ma un long form (un pezzo molto lungo) scritto a quattro mani da Serena Mazzini, esperta in critica dei new media e fenomeni social, e Valerio Renzi, giornalista che si occupa di politica e cultura. Buona lettura!


Mercoledì 25 marzo 2026, alle sette e quarantacinque del mattino, un ragazzo di tredici anni ha accoltellato la sua professoressa di francese in un corridoio della scuola media Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Chiara Mocchi, cinquantasette anni, appassionata di lingue e poesia, è sopravvissuta grazie a una trasfusione di sangue effettuata in volo sull’elisoccorso e a un intervento chirurgico di due ore. Il ragazzo indossava pantaloni mimetici e una maglietta bianca con la scritta «vendetta» tracciata a mano con un pennarello rosso. Aveva un coltello a lama seghettata, una pistola scacciacani nello zaino e il telefono appeso al collo con un’imbracatura, per trasmettere tutto in diretta su Telegram. Un insegnante e due collaboratori scolastici lo hanno immobilizzato subito dopo.

La reazione pubblica è stata quella che conosciamo: lo choc collettivo, la solidarietà istituzionale, il ministro Valditara che invoca «nuove e severe norme contro la criminalità giovanile», il dibattito sulla pericolosità dei social, il team di psicologi inviato a scuola il giorno dopo. Ma questa volta c’è un documento che non permette di archiviare la vicenda come l’ennesimo raptus adolescenziale: il cosiddetto «manifesto» del ragazzo. Un lungo testo in inglese intitolato «La soluzione finale», scritto il giorno prima dell’aggressione e diffuso su un piccolo gruppo Telegram insieme alle foto delle armi e della maglietta indossata.

Proprio leggendo questo testo, scritto con una sintassi corretta e una proprietà di linguaggio che appaiono fuori dal comune per un ragazzino di tredici anni, ci dobbiamo chiedere se ci troviamo di fronte al primo caso in Italia di Nihilistic violent extremism. Si tratta un tipo di violenza o di terrorismo che non è mosso da un’ideologia precisa, o i cui riferimenti appaiono incomprensibili e incoerenti, radicati nelle subculture di internet e del gaming.

Un tipo di radicalizzazione difficile da intercettare, perché individuale e spesso velocissima, e che negli Stati Uniti ormai rappresenta una parte importante di casi di terrorismo domestico. Nonostante questo ha una sua coerenza, degli schemi ricorrenti e per questo è importante leggere questo documento, che è tutt’altro che figlio di farneticazioni. Ogni attentatore lascia un messaggio, un video, un manifesto che viene letto ed entra in corpus a cui ogni nuovo aspirante attentatore si relazione. Per questo, anche se agiscono soli, questi attentatori sono in realtà parte di una collettività, hanno un pubblico al quale si rivolgono, si ritengono parte di un movimento.

Un estratto del manifesto pubblicato su Telegram

Il ragazzo enuncia subito l’obiettivo («ucciderò la mia insegnante di francese»), fornisce una motivazione («le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti»), edifica una narrazione di vittimizzazione sistematica - la scuola che «sta fallendo», gli insegnanti che non vedono, il preside che non interviene -, dichiara la propria superiorità rispetto ai coetanei, spiega minuziosamente il significato di ogni elemento dell’abbigliamento scelto per l’aggressione.

Per chi non ha familiarità con questi temi, questa struttura può sembrare il prodotto di una mente disturbata ma isolata. Non lo è. È un formato codificato, una sorta di “genere letterario” con una genealogia precisa e delle regole non scritte. Non sappiamo con certezza quali ambienti digitali abbia frequentato il ragazzo di Trescore. Ma dal suo manifesto emergono strutture narrative, scelte estetiche e riferimenti che rimandano a sottoculture online ben documentate. Per riconoscerle, bisogna fare un passo indietro.

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Valerio Renzi
Giornalista. Mi occupo di politiche e culture di destra. Il mio ultimo libro è "Le radici profonde. La destra italiana e la questione culturale" (Fandango Libri)
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