La professoressa Montefalcone e il vocale del 2023 sull'immersione maldiviana nel Blue hole a 80 metri
"Ogni volta che ci entriamo rimaniamo a bocca aperta", "Sei al buio, non hai punti di riferimento", "Sono stanca, accuso il peso dell’età". I tanti dubbi sulla gestione delle immersioni alle Maldive.
In questo articolo troverete:
il racconto inedito della professoressa Montefalcone su alcune immersioni alle Maldive a profondità fino agli 80 metri (ieri il Corriere della sera si domandava se la professoressa scendesse a queste profondità per le sue ricerche, la risposta è sì).
alcuni interrogativi legati al ruolo della società italiana Albatros Top Boat che commercializzava la crociera, la quale sembrerebbe anche proprietaria della barca con un altro nome commerciale e che aveva la guida Gianluca Benedetti sul proprio sito indicata come “operation manager e capo barca”. Ma soprattutto: chi sarebbero i responsabili maldiviani che secondo Albatros avrebbero assunto il personale di bordo, compreso Benedetti?
l’analisi degli errori macroscopici e incomprensibili commessi dai sub, senza giudicare gli essere umani, per i quali c’è solo umana compassione, ma analizzando unicamente “i subacquei”.
i messaggi su Facebook di un subacqueo non professionista che era stato in quella grotta nel 2023 e dice apertamente di “aver infranto le regole”.
alcune osservazioni più ampie sulla possibilità che alle Maldive (e non solo) esista un approccio elastico alle regole relative alle immersioni e che le barche lascino i sub in punti specifici del mare, sopra grotte e “buchi”, ben sapendo cosa accadrà. Questo spiegherebbe la reazione rigida delle autorità maldiviane e l’omertà diffusa su ciò che accade in quel mare oltre questo caso specifico, quando da attività ricreative le immersioni talvolta si trasformano in immersioni tecniche.
Non è facile scrivere di ciò che è accaduto ai cinque sub italiani morti il 14 maggio 2026 durante un’immersione in una grotta sottomarina nell’atollo di Vaavu, alle Maldive.
Leggo spesso, tra i commenti, che bisognerebbe avere rispetto, non giudicare, lasciare in pace chi è morto facendo ciò che amava fare.
Non è questo il punto. Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti, dal punto di vista umano, meritano di essere ricordati con estremo rispetto e delicatezza. Ma non è vero che se ne sono andati facendo ciò che amavano fare. Se ne sono andati in un modo atroce, che non meritavano, e ciò che è accaduto poteva essere evitato.
Per questo, analizzare l’accaduto alle Maldive non significa occuparsi dei cinque esseri umani per cui tutti proviamo estrema compassione. Significa occuparsi dei cinque subacquei e spiegare dove hanno sbagliato, perché sia di insegnamento alle tante persone convinte che per ogni imprudenza, sott’acqua, esista una soluzione, se si è sub esperti. E, anche, cosa significa essere sub esperti.
Oggi, l’unica cosa di cui abbiamo ampi margini di certezza, è che questa vicenda non racconta un incidente imprevedibile, un evento preparato con cura in cui qualcosa è andato storto. Racconta una lunga catena di errori di valutazione e inspiegabili leggerezze, oltre che l’ambiguità del rapporto tra la professoressa associata di Ecologia all’Università di Genova Monica Montefalcone e il suo ateneo: si immergeva a quelle profondità con incarichi ufficiali di ricerca o lo faceva a titolo personale?
Ieri sul Corriere si parlava di una ricerca scientifica nel Blue Hole di Faanu Mudugau alle Maldive, pubblicata nel 2025, a firma della stessa Montefalcone e altri ricercatori con attività scientifiche e campionamenti (avvenuti nel maggio del 2022) documentati a profondità anche superiori agli 80 metri.
Il Corriere si domanda chi, tra i ricercatori citati, fosse sceso a quelle profondità e afferma che non ha ricevuto risposte da chi aveva preso parte a quella missione.
Io sono in grado di darla, quella risposta, perché ho ascoltato un lungo messaggio whatsapp della professoressa inviato ad amici sub nel 2023. Lei in quel momento si trova alle Maldive e racconta che immersioni faceva. Tra le altre cose, parla proprio del Blue Hole e lo fa con entusiasmo, certo, ma anche con parole piuttosto inquietanti.
Parlare di questo, sì, è necessario. Molto più che dei dettagli orrendi su come si muore senz’aria, con tanto di interviste macabre a esperti.
Questa storia racconta come il mondo delle immersioni, purtroppo, sia popolato anche da persone che acquistano sicurezze in se stesse e perdono di vista i principi cardine della sicurezza sott’acqua.
Soprattutto in alcuni paesi in cui esistono regole ufficiali e poi altre non scritte, della serie: tanto quello che accade sotto la superficie, appunto, non si vede.
Partirei col dare la risposta alla domanda che oggi legittimamente si pone il Corriere: Monica Montefalcone conduceva ricerche scientifiche immergendosi regolarmente a profondità importanti? E per conto di chi? E’ stata lei ad immergersi nel Blue Hole oltre gli 80 metri in quella ricerca scientifica pubblicata?
COSA RACCONTAVA LA PROFESSORESSA
Nel vocale che ho ascoltato, Monica Montefalcone dice che lei e il suo gruppo si sono svegliati alle sei per fare subito l’immersione nel Blue Hole, il luogo descritto nella ricerca scientifica pubblicata nel 2025 e citata oggi dal Corriere, e che “è superbello come sempre”.
Poi racconta di aver trascritto tutti i dati che raccoglie in immersione, di aver fatto un’altra immersione prima di pranzo e che poi dall’atollo di Ari si è spostata in quello di Male sud, dove ha effettuato una terza immersione.
La professoressa afferma che “l’immersione nel Blue Hole è sempre una favola”, lasciando dunque intendere che lì si immerge di frequente.
E poi la descrive così: “Una cosa unica, questa cavità carsica che si è formata quando il fondo delle Maldive era più basso, il mare è risalito e il peso dell’acqua ha rotto la volta della grotta e ora è un buco blu come i cenotes in Messico”.
La professoressa spiega poi come è il buco all’interno:
“È un ambiente lunare, totalmente buio sotto i 30 metri perché c’è uno strato di acqua con materiale in sospensione… Superato questo strato tra i 30 e i 35 sotto è un ambiente buio, oscurità totale, acqua dolce…. ci sono delle risorgenze sulfuree dal fondo, si sente odore di uova marce e sei come sulla luna, pareti nude….una cosa unica super bella e ogni volta che ci entriamo è da rimanere a bocca aperta”.

E ancora:
“Un po’ impegnativa come immersione, perché la cavità si sviluppa dai 35 metri in giù fino agli 80 metri sul fondo, quindi un’immersione un po’ impegnativa come profondità, ma anche come concetto di immersione: sei al buio, non hai punti di riferimento, è un po’ complicata quindi non portiamo certo gli studenti, siamo scesi giù in 4 noi ricercatori con
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