“Non è stata una violenza sessuale, non c’è stata penetrazione, non ho certezze. Probabilmente si è trattato di un evento traumatico che potrebbe essere una sevizia o un morso di un gatto o una piccola ferita o altro che non posso sapere su cui poi sono intervenute le larve. L’ho detto anche ai carabinieri che stanno indagando: io non ho certezze”.
La veterinaria Daniela Mignacca che ho contattato al telefono e che per prima ha soccorso la gatta Rosi ridimensiona molto la narrazione mediatica di questi ultimi giorni.
La gattina Rosi è stata “violentata”, “è stata abusata”, “è stata brutalizzata”. Lo avrete letto su tutti i siti di informazione, avrete visto le immagini commoventi della gattina curata dai veterinari col collare elisabettiano. E poi i reel strazianti di associazioni animaliste, le richieste di donazioni, gli anatemi contro gli orchi che le hanno fatto questo e gli appelli a partecipare alla caccia ai colpevoli, oltre che alle manifestazioni di quartiere.
Dal 23 marzo, quando Rosi è stata trovata agonizzante nel giardino davanti a un condominio da una madre, Simona, e suo figlio, a Tor Tre Teste nella periferia romana, e poi portata di fretta da un veterinario, la storia è deflagrata ovunque, perfino all’estero. Eppure, nel caos dell’empatia collettiva, nessuno si è domandato una cosa semplice: ma siamo sicuri che la gattina sia stata violentata? Chi lo sostiene?



