Vale Tutto - di Selvaggia Lucarelli

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Per capire l'omicidio di Charlie Kirk bisogna conoscere i meme e i videogame

Dalla Groyper Army alle teorie del complotto, fino alle voci su una relazione con una persona trans: come l’arresto di Tyler Robinson è diventato l’ennesimo fronte della guerra culturale americana.

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set 15, 2025
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Ciao, sono Selvaggia: quello che stai per leggere non è un mio articolo, ma un long form (un pezzo molto lungo) scritto da Serena Mazzini, esperta in critica dei new media e fenomeni social. Buona lettura!


Mercoledì 10 settembre, ore 18.30 italiane. Charlie Kirk, enfant prodige del trumpismo e volto più riconoscibile della destra MAGA nei campus statunitensi, stava parlando a studenti della Utah Valley University quando un colpo di fucile lo ha raggiunto alla gola, uccidendolo in diretta davanti a centinaia di spettatori. Nel giro di poche ore i principali leader repubblicani hanno trasformato l’attivista trentunenne in un martire delle guerre culturali che lui stesso aveva contribuito a incendiare: Trump ha celebrato Kirk sui suoi canali social definendolo «grande, anzi leggendario» e ha espresso cordoglio per la famiglia; altri leader e media conservatori hanno parlato di «violenza woke» (termine usato in senso dispregiativo per indicare i movimenti progressisti e le politiche di inclusione) e chiesto «una stretta legislativa contro le organizzazioni radicali di sinistra».

Dietro il coro di accuse e condanne, la storia del presunto killer appare però molto meno lineare. Tyler Robinson, 22 anni, è cresciuto tra i canyon rossi e le vette innevate dello Utah meridionale, in una tipica famiglia mormone del sud-ovest: genitori registrati come elettori repubblicani, due fratelli minori, una villetta in un quartiere silenzioso, frequentato dai membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Il padre, Matt, piccolo imprenditore di piani da cucina e appassionato cacciatore, portava regolarmente i figli al poligono, come tanti nella regione. Sui social compaiono foto di uscite di caccia e di sessioni di tiro in cui l’intera famiglia imbraccia i fucili. È stato proprio il padre a convincerlo a consegnarsi. La procura della contea di Washington ha dovuto anche smentire le voci secondo cui l’uomo fosse un agente: non ha mai lavorato nello sceriffato.

Fino a pochi anni fa Tyler sembrava il classico “figlio modello”: voti sempre al massimo (l’equivalente di una media del 10), 34 punti su 36 al test di ammissione universitaria, una borsa di studio da 32 mila dollari per la Utah State University. «Le sue possibilità sono infinite», aveva scritto orgogliosa la madre su Facebook accanto a una foto del figlio nel dormitorio universitario.

Ma dopo un solo semestre Robinson ha abbandonato gli studi, si è iscritto a un programma di apprendistato elettrico al Dixie Technical College e ha iniziato a trascorrere sempre più tempo online, fra Discord e forum memetici.

In realtà il giovane era “terminally online” - cioè trascorreva gran parte della sua vita interamente su internet - fin dall’adolescenza. Una traccia sono alcune foto circolate sui social: nel 2017 si sarebbe travestito da Donald Trump con il volto dipinto di verde, chiaro richiamo alla versione “Pepe-Trump” rilanciata dallo stesso presidente nel 2015; l’anno dopo, per Halloween, posò in tuta da ginnastica nella tipica “slav squat”, incarnazione vivente del meme di Pepe the Frog in versione slava.

La cultura memetica

Anche le incisioni sui bossoli ricordano i messaggi provocatori che circolano nei forum più estremi della rete, come 4chan.
Sul proiettile che ha ucciso Kirk

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